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CADUTA SU TOMBINO: niente risarcimento se la vittima è stata disattenta

A seguito di una caduta avvenuta su un tombino sprovvisto di copertura, sito in una via del centro cittadino, la signora - vittima del sinistro - chiedeva al Comune di risarcirle i danni patiti per violazione dell'obbligo di custodia previsto dall'art. 2051 c.c.

La causa, dopo i gradi di merito, giungeva alla cognizione della Corte di Cassazione, che - con sentenza n. 31217 del 29/11/19 - confermava la decisione della Corte d'appello con cui era stata respinta la richiesta di danno nei confronti dell'ente.

Nella sua pronuncia la Suprema Corte ribadiva un principio di diritto consolidato: in tema di responsabilità da cose in custodia si deve tenere conto della condotta del danneggiato, per valutare se la stessa abbia in qualche modo concorso a cagionare il danno (art. 1227, co. 1 c.c.) e se, quindi, l'adozione di ragionevoli cautele avrebbe impedito l'evento dannoso.

Nel caso specifico, la Corte di Appello aveva osservato che "la situazione dei luoghi era tale, per estensione e visibilità, da dover mettere l'utente della strada in doverosa allerta e attenzione; la caduta era avvenuta intorno alle 20.15 di una sera di luglio, quindi in condizioni di sufficiente illuminazione diurna; la vittima era una donna di 50 anni, come tale pienamente in grado di percepire il pericolo esistente"
Inoltre, dall'istruttoria era emerso che la stessa signora abitava proprio nei pressi del luogo del sinistro, per cui la situazione di dissesto non poteva non esserle nota.

In conclusione, il comportamento della vittima era stato così negligente e disattento da escludere la responsabilità del Comune, interrompendo di fatto il nesso causale tra l'anomalia del tombino non coperto e l'evento di danno occorso alla signora.