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INVESTIMENTI FINANZIARI: risarcito l’investitore non adeguatamente informato

Con recente ordinanza (Cass. civ. Sez. I Ord., 27/04/2018, n. 10286) la Suprema Corte di Cassazione ha chiarito che: “nella prestazione del servizio di negoziazione di titoli, l'accertata propensione al rischio del cliente che non rivesta le caratteristiche dell'investitore abilitato o professionale non elimina gli obblighi informativi dell'intermediario ma li qualifica in modo peculiare, nel senso che l'esperienza dell'investitore e le sue scelte devono orientare la selettività delle informazioni da fornire, dirigendosi verso quelle specifiche e non generalmente o facilmente accessibili del prodotto, tenuto conto che tanto più elevato è il rischio dell'investimento tanto più puntuali devono essere le informazioni da fornire, essendo necessario verificare se le decisioni d'investimento si siano fondate sulla conoscenza effettiva dei rischi conoscibili del prodotto. Pertanto, nell'ipotesi di accertato inadempimento, il fatto lesivo consiste nell'essere stato posto a carico del medesimo cliente un rischio che presumibilmente egli non si sarebbe accollato, ove ne fosse stato informato ed il danno può essere liquidato in misura pari alla differenza tra il valore dei titoli al momento dell'acquisto e quello degli stessi al momento della domanda risarcitoria.

Secondo orientamento costante della giurisprudenza, sulla banca ricadono obblighi informativi che devono essere assolti in modo specifico per qualsiasi tipologia di investimento finanziario (e quindi sia nella negoziazione di prodotti finanziari che nelle gestioni patrimoniali) al fine di garantire all’investitore una consapevole e libera scelta.

Pertanto, le informazioni che l'intermediario deve fornire devono essere sempre adeguate alla natura dell'investimento ed al suo grado di rischiosità (secondo indici concreti). Inoltre, riveste grande importanza anche il profilo soggettivo dell'investitore poiché, qualora sia riscontrata l’assenza delle qualità richieste per ritenere un investitore qualificato o professionale, dovrà essere applicato l'intero sistema di protezione previsto dalle norme del T.U.F. e dai regolamenti Consob.

Quanto alla tipologia di informazioni che la Banca ha l’onere di comunicare al cliente, già in passato la Corte di Cassazione (pronuncia n. 1376 del 2016, confermata con successiva sentenza n. 12544 del 2017) ha avuto modo di precisare che l’investitore ha diritto a conoscere

  1. la natura e le caratteristiche peculiari del titolo, con particolare riferimento alla rischiosità del prodotto finanziario offerto;
  2. la precisa individuazione del soggetto emittente, non essendo sufficiente la mera indicazione che si tratta di un "Paese emergente";
  3. il "rating" nel periodo di esecuzione dell'operazione ed il connesso rapporto rendimento/rischio;
  4. eventuali carenze di informazioni circa le caratteristiche concrete del titolo (situazioni cd. di "grey market");
  5. l'avvertimento circa il pericolo di un imminente "default" dell'emittente.

In conclusione, all’investitore dovranno essere comunicate tutte le notizie conoscibili in base alla necessaria diligenza professionale e anche indicate, in modo puntuale, tutte le specifiche ragioni idonee a rendere un'operazione inadeguata. Pertanto, il mero profilo soggettivo del cliente, e la sua propensione al rischio, non possono da sole determinare la legittimità dell'elusione dell'assolvimento dell'obbligo informativo, con conseguente diritto dell’investitore al risarcimento dell’intero danno patito.