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LOCAZIONE: niente indennità per miglioramenti senza consenso esplicito del locatore

È quanto ha ribadito - pochi giorni fa - la Suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 15317 del 06/06/19.
La pronuncia si conforma ad una giurisprudenza granitica secondo cui "...il diritto del conduttore alla indennità per i miglioramenti della cosa locata presuppone, ai sensi dell'art. 1592 c.c., che le relative opere siano state eseguite con il consenso del locatore, e tale consenso, importando cognizione dell'entità, anche economica, e della convenienza delle opere, non può essere implicito, nè può desumersi da atti di tolleranza, ma deve concretarsi in una chiara ed inequivoca manifestazione di volontà volta ad approvare le eseguite innovazioni, così che la mera consapevolezza (o la mancata opposizione) del locatore riguardo alle stesse non legittima il conduttore alla richiesta dell'indennizzo"

Nel caso di specie l'inquilino aveva ottenuto una preventiva e generica autorizzazione del locatore ad effettuare lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, ritenendola questa sufficiente a far sorgere un diritto di indennità a suo favore.

La Cassazione, intervenuta sul punto, ha invece rigettato la tesi del conduttore, confermando così la sentenza della Corte d'Appello che aveva escluso l'ipotesi di dedurre un consenso espresso del locatore dalla circostanza che questi avesse autorizzato lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Da ultimo, la Suprema Corte ha voluto comunque precisare che il concetto di "miglioramento" è ben altra cosa rispetto a quello di "manutenzione", sia pure straordinaria. Questo chiarimento sottolinea la debolezza della tesi difensiva avanzata dal conduttore e fondata su un diritto di indennità non applicabile a priori rispetto al caso concreto.