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26 Marzo 2020

CONTRATTI COMMERCIALI: ridurre i rischi ai tempi del Coronavirus

coronavirus contratti commerciali
Consulenza e Gestione d’Impresa, Contratti, Tutela

La situazione drammatica che in queste settimane sta vivendo il tessuto imprenditoriale del nostro paese è sotto gli occhi di tutti.
In questo periodo di grande incertezza, le aziende subiranno una contrazione economica che, per molte, significherà impossibilità oggettiva sia a far fronte agli impegni contrattuali in essere, sia, al contempo, a ricevere quanto dovuto da clienti e partner contrattuali.

Quando si verificano alterazioni straordinarie di mercato (es. la crisi del 2008) il primo passo è senz'altro quello di avviare una ridiscussione dei termini contrattuali con le proprie controparti, volta a modificare le condizioni e i termini di pagamento in maniera sostenibile per entrambe le parti, evitando condotte dilatorie che possono incrinare i rapporti.

Una situazione di minore liquidità ma con flusso costante può comunque rappresentare una situazione più vantaggiosa rispetto all'avvio di procedimenti giudiziari non di rado infruttuosi.


Se ciò non fosse possibile, diventa allora necessario capire qual è la propria posizione contrattuale e se i contratti di cui si è parte consentono un certo margine di flessibilità durante questa situazione che non ha precedenti.

Occorre quindi procedere ad una attenta valutazione di alcune clausole chiave degli accordi commerciali: 

  • se sono in vigore clausole di forza maggiore valide
  • comprendere quanto l'evento "Covid-19" incida effettivamente sulle reali possibilità di onorare l'impegno;
  • se ricorrono gli estremi per l'applicazione di altri rimedi, come ad esempio, l'art. 1463 c.c. (impossibilità sopravvenuta) e/o art. 1467 c.c. (eccessiva onerosità della prestazione);
  • se in caso di contratto internazionale di common law sono previste - e applicabili - clausole c.d. MAC (Material Adverse Change), che stabiliscono a favore di colui che le ha predisposte, il diritto di non dare seguito agli accordi in presenza di un evento non previsto o non prevedibile.
  • l'esistenza di clausole penali e la loro inapplicabilità rispetto all'evento Covid-19.

In questa fase sarà importante analizzare i contratti in essere, capire le reali possibilità di revisione dei principali accordi con clienti e fornitori e/ocontratti di finanziamento e/o prestito in essere, al fine di limitare al minimo il rischio di interruzione o la mancanza di liquidità, oppure al fine agire con decisione nei casi in cui sia possibile una risoluzione o scioglimento del vincolo contrattuale.

19 Marzo 2020

EREDITA' IMMOBILIARE: ecco le regole per l'attribuzione diretta

EREDITA' IMMOBILIARE: ecco le regole per l'attribuzione diretta
Immobili e Tutela del Patrimonio, Proprietà, Successione

Quando si eredità un bene immobile, può capitare che questo non sia comodamente divisibile tra i vari eredi (es un terreno agricolo o un appartamento), e soprattutto, che alcuni o tutti di questi abbiano intenzione di chiederne l'attribuzione personale.

Al fine di procedere ad una corretta attribuzione del bene, secondo la Cassazione Civile Sez. VI - 2 Ord., 20/03/2019, n. 7869 risulta anzitutto fondamentale capire se uno fra i coeredi sia titolare, a monte, di una quota maggiore rispetto agli altri. Infatti, in questo caso tale erede potrà prevalere, in applicazione del principio del "favor divisionis", sugli altri coeredi, anche qualora questi avanzino una richiesta congiunta di attribuzione, ed anche qualora accorpando le loro quote superino il valore della quota del coerede antagonista.

Diversa, invece, è l'ipotesi in cui i coeredi siano titolari, "ab origine", di quote identiche, poichè in tal caso l'attribuzione del bene sarà rimessa al libero apprezzamento giudice sulla base di ragioni di opportunità e convenienza, che consentiranno di valutare il diverso criterio legale della richiesta di attribuzione congiunta.

Si procederà, invece, con la vendita all'incanto solamente qualora non sia ravvisabile alcun criterio obiettivo di preferenza.

E' infine importante sottolineare che anche qualora un coerede offra una cifra superiore rispetto al prezzo di stima per l'attribuzione del bene, tale attribuzione dovrà ugualmente essere effettuata secondo i parametri sopra indicati "non caratterizzandosi il procedimento divisionale come una gara tra i coeredi". 


2 Marzo 2020

GARANTE PRIVACY: stop ai questionari sui sintomi da Coronavirus

Basta ai questionari di prevenzione Coronavirus
GDPR e Diritto Digitale

In questi ultimi giorni l'emergenza Coronavirus allarma tanto i cittadini quanto le imprese e gli enti pubblici che sentono viva l'esigenza (e la necessità) di prevenire il contagio all'interno dei rispettivi luoghi di lavoro per assicurare la continuità dei servizi o della produttività.

Si sono così diffusi questionari per raccogliere, all'ingresso di visitatori o utenti, informazioni sul loro stato di salute, su presunti sintomi da Coronavirus e sugli ultimi spostamenti.
Allo stesso modo, si moltiplicano le "autodichiarazioni" firmate da dipendenti che rassicurano sulla assenza di sintomi sospetti

Il Garante, dopo aver ricevuto numerose segnalazioni sulle prassi in corso, proprio in data odierna ha emesso un comunicato per porre un freno alla loro diffusione ricordando che "la normativa d’urgenza adottata nelle ultime settimane prevede che chiunque negli ultimi 14 gg abbia soggiornato nelle zone a rischio epidemiologico, nonché nei comuni individuati dalle più recenti disposizioni normative, debba comunicarlo alla azienda sanitaria territoriale, anche per il tramite del medico di base, che provvederà agli accertamenti previsti come, ad esempio, l’isolamento fiduciario".

"I datori di lavoro - prosegue il Garante - devono invece astenersi dal raccogliere, a priori e in modo sistematico e generalizzato, anche attraverso specifiche richieste al singolo lavoratore o indagini non consentite, informazioni sulla presenza di eventuali sintomi influenzali del lavoratore e dei suoi contatti più stretti o comunque rientranti nella sfera extra lavorativa".

L'Autorità segala infatti che la finalità di prevenzione dalla diffusione del Coronavirus - finalità alla base dei questionari e delle auto dichiarazioni in questione - deve essere svolta da soggetti che istituzionalmente esercitano queste funzioni in modo qualificato, ovverosia agli operatori sanitari e al sistema attivato dalla protezione civile.

L'invito del Garante è dunque quello attenersi solo - e in maniera scrupolosa - alle indicazioni fornite dal Ministero della salute e dalle istituzioni competenti per la prevenzione della diffusione del Coronavirus, senza effettuare iniziative autonome che prevedono peraltro la raccolta di dati sanitari, dunque sensibili. Ovviamente resta altresì vietata l'invio di auto-dichiarazioni dei dipendenti a clienti o fornitori allo scopo di rassicurare sulla presunta assenza di contagio all'interno della organizzazione.


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