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PRIVACY: dopo quanto tempo anche i giornali devono dimenticarci?

Quando la riproposizione di una notizia datata deve svolgersi in forma anonima? L’interesse alla conoscenza di un fatto implica sempre la sussistenza di un analogo interesse a conoscere l’identità della singola persona che quel fatto ha compiuto?

Con recentissima pronuncia 22 luglio 2019, n. 19681, le Sezioni Unite hanno affermato che “in tema di rapporti tra il diritto alla riservatezza (nella sua particolare connotazione del c.d. diritto all'oblio) e il diritto alla rievocazione storica di fatti e vicende concernenti eventi del passato, il giudice di merito - ferma restando la libertà della scelta editoriale in ordine a tale rievocazione, che è espressione della libertà di stampa e di informazione protetta e garantita dall'art. 21 Cost. - ha il compito di valutare l'interesse pubblico, concreto ed attuale alla menzione degli elementi identificativi delle persone che di quei fatti e di quelle vicende furono protagonisti. Tale menzione deve ritenersi lecita solo nell'ipotesi in cui si riferisca a personaggi che destino nel momento presente l'interesse della collettività, sia per ragioni di notorietà che per il ruolo pubblico rivestito; in caso contrario, prevale il diritto degli interessati alla riservatezza rispetto ad avvenimenti del passato che li feriscano nella dignità e nell'onore e dei quali si sia ormai spenta la memoria collettiva”.

Pertanto, la ripubblicazione di notizie (ma anche la loro conservazione su database accessibili online), a distanza di tempo ed originariamente oggetto di cronaca, deve considerarsi attività di rievocazione storica, non già esercizio di un diritto di cronaca. Tale attività può prevalere sul diritto dell’interessato a non essere più associato a quei fatti solo nel caso in cui la notizia rivesta interesse pubblico, in una forma tuttavia più intensa rispetto a quella necessaria al tempo della prima pubblicazione. In caso contrario la riproposizione della notizia dovrà svolgersi in forma anonima. Infatti, l’interesse alla conoscenza di un fatto non necessariamente implica la sussistenza di un analogo interesse alla conoscenza dell’identità della singola persona che quel fatto ha compiuto.

Nel caso in cui la notizia sia divulgata on-line, oltre al risarcimento del danno nei confronti della testata giornalistica e alla cancellazione dei dati, l'interessato potrà ottenere la condanna del gestore del motore di ricerca a sopprimere, dall'elenco di risultati che appare a seguito di una ricerca effettuata a partire dal nome di una persona, i link verso pagine web pubblicate da terzi e contenenti informazioni relative a detta persona; ciò eventualmente anche quando la loro pubblicazione su tali pagine web sia di per sé lecita.