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RISCOSSIONE TRIBUTI: il debito tributario si prescrive in 5 anni

Trascorsi 5 anni dalla notifica della cartella esattoriale, o di qualunque altro atto amministrativo attraverso il quale il Fisco richieda il pagamento di tributi non versati, il credito tributario dello Stato dovrà ritenersi definitivamente estinto e pertanto nessuna somma potrà essere più richiesta al cittadino

Tale assunto, già da tempo accolto presso la maggioranza delle corti tributarie, è stato recentemente ribadito con la sentenza nr 30362/2018 emessa dalla Sezione Tributaria della Suprema Corte di Cassazione. In particolare, muovendo dai principi contenuti nella ormai “famosa” sentenza n. 23397 del 17 novembre 2016 (Cass. Civ. SS.UU.), i giudici hanno affermato che il cittadino potrà “chiedere al giudice l’estinzione del credito statale per intervenuta prescrizione breve, non soltanto nei casi di notifica di cartella esattiva (art. 36 bis e/o ter d.P.R. n. 600/73), bensì anche nelle fattispecie riguardanti qualsiasi atto amministrativo di natura accertativa (avvisi di accertamento, avvisi di addebito, ecc.)”.

Secondo i giudici il termine di prescrizione quinquennale trova giustificazione nel principio di equità (“che vuole che il debitore venga sottratto all'obbligo di corrispondere quanto dovrebbe per prestazioni già scadute tutte le volte che queste non siano state tempestivamente richieste del creditore”) e dovrà essere conteggiato a partire “dal giorno in cui il tributo è dovuto o dal giorno dell'ultimo atto interruttivo tempestivamente notificato al contribuente, ai sensi dell'art. 2948. n. 4, c.c.” (così come già affermato dalla Cassazione, con sentenza del 23 febbraio 2010, n. 4283, avuto riguardo proprio a tasse per lo smaltimento rifiuti, per l'occupazione di suolo pubblico, per concessione di passo carrabile, contributi di bonifica).

In conclusione, qualora il cittadino venga raggiunto da una richiesta di pagamento, da un pignoramento oppure da un fermo amministrativo del veicolo fondato su crediti tributari prescritti, potrà legittimamente ricorrere innanzi alla Commissione Tributaria richiedendo l’annullamento dell’intero debito.

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