SUCCESSIONE: in caso di accettazione beneficiata il minore non può rinunciare all’eredità

Con recente ordinanza nr 15267 del 2019, la seconda sezione della Corte di Cassazione ha ribadito che, nel caso in cui un genitore non abbia rinunciato all'eredità a nome del figlio minore, l'art. 489 c.c. non attribuisce al minore il diritto di rinunciarvi al compimento della maggiore età, conferendo allo stesso soltanto la facoltà di redigere l'inventario nel termine di un anno dal compimento del diciottesimo compleanno; in caso contrario, il neo maggiorenne risponderà in qualità di erede puro e semplice a tutti i debiti lasciati dal defunto.

A riguardo, la legge prevede che, nell’ipotesi in cui sia chiamato un minore ad ereditare, i genitori congiuntamente (o il genitore esercente la relativa responsabilità sul figlio) possono accettare o rinunciare all’eredità per conto del figlio previa necessaria autorizzazione del giudice tutelare ex art. 320 c.c..

Nel caso di accettazione, essa deve essere necessariamente fatta con beneficio di inventario ai sensi dell'art. 471 c.c., con conseguente acquisto da parte del minore della qualità di erede e limitazione della responsabilità nei limiti del valore dell'attivo ereditario.

Tuttavia, qualora il genitore non rediga l'inventario - necessario al figlio per poter fruire della limitazione della responsabilità –  il nostro ordinamento prevede una ulteriore tutela: l’inventario potrà essere redatto dal minore entro un anno dal raggiungimento della maggiore età; se anche in tale termine non si provveda, l'accettante è considerato erede puro e semplice (art. 489 c.c.).

In conclusione, qualora il genitore accetti per conto del figlio l’eredità ai sensi dell’art 471 cc, il minore non potrà dirsi un semplice chiamato all’eredità, bensì un erede a tutti gli effetti.