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USUCAPIONE DELLA SERVITÙ DI PASSAGGIO: al parente non basta dimostrare un passaggio continuativo

È quanto ha sancito la Cassazione con sentenza n. 15183 del 04/06/19.

I FATTI.

Questa, in breve, la vicenda: Tizio, proprietario di un terreno agricolo citava in giudizio il parente Caio, proprietario di un fondo confinante, per far dichiarare l’insussistenza del diritto di passaggio che quest’ultimo esercitava quotidianamente attraverso la corte e la scala dell’abitazione di proprietà dell’attore.

Il convenuto Caio, una volta costituitosi, chiedeva invece che gli venisse riconosciuto l’acquisto per usucapione della servitù di passaggio oggetto di causa.

Il Tribunale accoglieva la domanda di Caio con sentenza confermata pure in sede di appello, attribuendo rilievo all’atteggiamento di tolleranza del proprietario Tizio, tale da trasformare la detenzione del parente in un vero e proprio possesso idoneo a determinare l’usucapione.

LA PRONUNCIA.

La Corte di Cassazione, interpellata su ricorso di Tizio, ha ribaltato l’esito dei precedenti giudizi, precisando che “[…] per la sussistenza del possesso utile ad usucapire occorre, oltre al riscontro di un comportamento continuo e non interrotto […], l'esercizio di un potere corrispondente a quello del proprietario, non riconducibile però alla mera tolleranza del proprietario”
Inoltre, secondo la Corte, "la circostanza che l'attività svolta sul bene abbia avuto durata non transitoria e sia stata di non modesta entità, cui normalmente può attribuirsi il valore di elemento presuntivo per escludere che vi sia stata tolleranza, è destinata a perdere tale efficacia nel caso in cui i rapporti tra le parti siano caratterizzati da vincoli particolari, quali quelli di parentela o di società” .
La Suprema Corte, pertanto, ha ritenuto che in presenza di un vincolo come quello parentale, al fine di usucapire il diritto di passaggio (o altro diritto reale immobiliare) non sia sufficiente la prova di averlo esercitato in maniera continuativa per escludere la presunzione di tolleranza da parte del proprietario del fondo.

Dunque, il rapporto parentale ha inciso sulla qualificazione dell’attività di passaggio che, per tale motivo, va intesa quale espressione di una situazione di mera detenzione, quindi tale da non far conseguire l’usucapione in capo a Caio.